Le fake news – o “bufale”, nel linguaggio gergale – sono un fenomeno diffuso e attuale delle società democratiche, alimentato in particolar modo dalle tecnologie dell’informazione e della comunicazione e dall’utilizzo massiccio ed esteso dei social network.

Parlare di fake news significa automaticamente parlare di manipolazione e disinformazione, un processo complesso e oggi globalizzato che va contrastato per salvaguardare non solo l’importanza della corretta informazione ma gli stessi valori che si trovano alla base dei sistemi democratici.

Cosa sono le fake news o notizie false

Quando si parla di fake news si intende l’insieme di notizie false e inventate, prive di alcun fondamento empirico, che circolano sul web e sui canali social sotto forma di fotografie, immagini o testi scritti, messe intenzionalmente in circolazione dai media all’interno della rete per creare e diffondere sentimenti negativi e contrastanti come il disorientamento, oppure per favorire atteggiamenti ostili nelle persone.

Le fake news riguardano diversi ambiti come ad esempio quello politico, sociale o etico, ma in tutti i casi funzionano sempre secondo lo stesso meccanismo: sono costruite per intercettare il malcontento degli individui su tematiche di attualità che interessano la collettività e per innescare accese reazioni di rabbia o indignazione.

Il problema legato alla diffusione delle fake news riguarda l’impatto che queste menzogne generano sulle scelte individuali, fino a rappresentare, in certi casi, un vero e proprio pericolo per la salute pubblica

La loro circolazione è formulata per orientare le scelte delle persone in certe precise direzioni e rafforzare le idee che le persone hanno su determinate tematiche, con l’intenzione non dichiarata di crearne di nuove o di contribuire ad alimentare teorie complottistiche o antisistema.

Come si diffondono le fake news

Le fake news si configurano per la maggior parte dei casi come notizie acchiappa click, ovvero notizie false create appositamente per incuriosire, essere cliccate e generare profitto a chi le ha lanciate. Per questo motivo la loro diffusione è generalmente veloce e molto capillare, senza contare che funziona benissimo all’interno delle piattaforme social dove il controllo sulla qualità delle notizie è piuttosto scarso e la condivisione di contenuti da parte degli utenti è facile e immediata.

Non va poi dimenticata l’incidenza dell’alto tasso di analfabetismo funzionale, in Italia oltre il 40%, che contribuisce ad alimentare la circolazione di fake news sul web. 

I comportamenti psicologici che alimentano la diffusione delle fake news

Per comprendere i meccanismi psicologici che si trovano alla base della diffusione delle “bufale del web” occorre fare riferimento alla Behavioral Economics, una branca della psicologia del comportamento che dagli anni Settanta studia i processi decisionali messi in atto dagli individui prima di compiere delle scelte.

In particolare è utile soffermarsi sul lavoro dello psicologo israeliano Daniel Kahneman, premio Nobel per l’Economia nel 2002, che per primo ha analizzato le euristiche, ovvero quegli stratagemmi mentali che ci portano a formulare delle rapide e facili conclusioni con uno sforzo cognitivo minimo.

Secondo Kahneman l’uomo è dotato metaforicamente di due sistemi cognitivi: il sistema 1, produttore del cosiddetto pensiero veloce, intuitivo, emozionale e automatico, e il sistema 2, che produce invece il pensiero lento, più consapevole, analitico e deduttivo.

Quando l’utente si trova di fronte a una fake news, che per sua natura non è altro che un contenuto-esca realizzato ad hoc per agganciare l’attenzione del lettore, egli risponde e reagisce attivando il sistema 1, quello veloce ma poco preciso, utile per prendere decisioni rapide. 

Per evitare di cadere nella trappola delle fake news, invece, l’utente dovrebbe attivare il sistema 2, quello del pensiero lento deputato alla riflessione.

Cosa significa tutto questo? Che se da un lato le euristiche sono state utili all’uomo per la sua sopravvivenza sin dagli albori dell’evoluzione, permettendogli di prendere decisioni veloci ed efficaci di fronte a situazioni di pericolo, dall’altro, sebbene ancora oggi siano utili nelle attività quotidiane più semplici, ci inducono a reagire in modo altrettanto rapido e automatico anche in circostanze che richiederebbero invece il coinvolgimento del pensiero razionale.

L’effetto immediato di questo comportamento cognitivo è la produzione dei cosiddetti bias, ovvero tutti quei costrutti che si fondano su percezioni errate, distorsioni nel giudizio e nella valutazione delle scelte, pregiudizi e ideologie, lontani dal giudizio critico.

Fake news e bias di conferma

Il bias di conferma è l’errore cognitivo che ci porta ad attribuire maggiore credibilità alle informazioni che confermano la nostra ipotesi iniziale e a  smentire o sminuire le ipotesi che invece la contraddicono.

Questo processo, in relazione alla diffusione delle fake news, significa che nell’era digitale è molto più facile trovare conferma delle proprie opinioni che non trovare opinioni in contrasto con le nostre idee. E questo anche in virtù del fatto che gli stessi algoritmi che governano le piattaforme social e il web in generale sono studiati e programmati proprio per mostrarci notizie e contenuti in linea con le nostre ricerche e le nostre credenze.

Le conseguenze della diffusione di fake news

Questo circolo vizioso che si autoalimenta ha come conseguenza principale non solo il proliferare delle bufale sul web ma soprattutto la diffusione di una disinformazione che risulta nociva sia per i singoli individui che per la collettività, talvolta con un impatto talmente potente da generare ripercussioni serie e importanti sul benessere della società intera.

Ma allora come fare a proteggersi dalla circolazione incontrollata di fake news? 

Nonostante oggi sia certo che tra le ragioni che favoriscono il rimbalzo delle bufale sul web c’è anche una sfiducia crescente dei cittadini nei confronti dei media tradizionali, così come la dipendenza di editori e giornali dai meccanismi pubblicitari che puntano a catturare l’attenzione degli utenti con strumenti disonesti come il clickbaiting, lavorare a una corretta informazione rimarrà sempre un principio sacro per la salvaguardia dei valori alla base delle nostre democrazie.

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