Nel mondo ancora forte è il divario tra Paesi sviluppati e non, ecco perchè oggi è necessario rivedere il modello di cooperazione internazionale. Parola d’ordine: fare rete

Nella società in cui viviamo, ancora forte è il divario tra Nord e Sud del mondo. Molte sono, infatti, le popolazioni che vivono in condizioni disagiate e che non hanno pieno accesso alle risorse primarie, al riconoscimento dei propri diritti e alla partecipazione della vita economica e sociale del proprio paese.

La cooperazione internazionale resta, dunque, l’unica forma di azione adeguata per migliorare le condizioni di vita dei paesi in via di sviluppo. Parola d’ordine? fare rete, ma seguendo un nuovo percorso.

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La crisi della cooperazione allo sviluppo

Da sempre, infatti, quando si parla di cooperazione allo sviluppo si intende una fitta rete di soggetti: la cooperazione dei governi, detta bilaterale; la cooperazione multilaterale che vede l’intervento di organizzazione sovrastatali internazionali, dinanzi a violazioni o mancanze dei singoli stati; ed infine la cooperazione non governativa, promossa da ONG e da altre forme di associazionismo.

Dinanzi ai numerosi problemi che ancora sussistono nel mondo, oggi, tutti questi soggetti sono chiamati a dare vita ad un nuovo modello efficace di sviluppo. Mezzo secolo di cooperazione ha, infatti, mostrato che c’è ancora tanto lavoro da fare affinché la collaborazione tra enti statali e non sia adeguata ad aiutare i paesi che ne hanno bisogno. 

La cooperazione internazionale ha, infatti, mostrato negli anni alcuni punti deboli. Lo spazio crescente conquistato dalla cooperazione non governativa riflette in parte le difficoltà della cooperazione bilaterale. Negli anni Ottanta, infatti, con l’innalzarsi dei tassi di interesse è esploso il debito estero: molti paesi in via di sviluppo non sono riusciti a restituire i prestiti ricevuti dai paesi più ricchi. 

Frequente poi si è rivelata essere l’insostenibilità, da parte degli Stati aiutanti i Paesi in via di sviluppo, degli investimenti in infrastrutture e grandi opere, pianificate senza conoscere a sufficienza la realtà locale.

Negli anni Novanta le contraddizioni della cooperazione si sono poi ulteriormente inasprite. 

La solidarietà internazionale si è focalizzata molto di più sugli aiuti umanitari e sulla risposta immediata a guerre, carestie o disastri naturali.  Si  è trasformata in una collaborazione spinta dall’emergenza piuttosto che da interventi strutturali di lungo periodo.

Per tutti questi motivi è, dunque, diventato di primaria importanza focalizzarsi su di una maggiore partnership tra i soggetti coinvolti in progetti di cooperazione.

Una nuova normativa per la cooperazione allo sviluppo

Tale necessità è apparsa evidente anche nella legge n. 125/2014, approvata dal governo italiano in tema di cooperazione internazionale, che ha aperto la strada anche al settore privato nei progetti di sviluppo. Alla base della legge vi è l’idea di impresa sostenibile, capace di entrare in contatto con il contesto locale di un territorio e di attuare progetti realmente efficaci con il supporto di ONG e partner locali. 

Cooperazione internazionale: l’importanza di fare rete

Oggi, dunque, appare sempre più rilevante, quando si parla di cooperazione internazionale, l’importanza di fare rete tra vari soggetti. Non solo per dare maggiore efficacia alle iniziative di sviluppo, ma anche perché molteplici sono i benefici per tutti gli attori coinvolti nel processo.

Le imprese impegnate in attività di cooperazione, infatti, avranno diversi vantaggi in termini di reputazione, allargamento del loro raggio d’azione ed apertura verso nuovi mercati nei Paesi di intervento. Per le ONG, invece, la possibilità di fare progetti di cooperazione internazionale in partnership con le imprese apre nuove e vantaggiose prospettive  per l’efficacia della loro azione.

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La guida di fondazione Sodalitas

Interessante a tal proposito è la guida realizzata da fondazione Sodalitas, organizzazione di riferimento in Italia per la Sostenibilità e la Responsabilità Sociale d’Impresa. 

La guida è il risultato ottenuto grazie al contributo di imprese aderenti alla fondazione e Organizzazioni Non Governative italiane che hanno lavorato insieme mettendo in comune le proprie esperienze. 

Nella stessa vengono elencati vari vantaggi e il valore dei contributi per tutti i soggetti coinvolti nei progetti di cooperazione, come di seguito: 

Il contributo che può offrire l’Impresa in un progetto di cooperazione: 

  • trasferire know how (capacità di fare e di sviluppo imprenditoriale, etc.) 
  • condividere tecnologia 
  • sviluppare prodotti/servizi che rispondono a bisogni ancora insoddisfatti o a problemi sociali
  • includere nella propria catena del valore fornitori che hanno un impatto sociale/ambientale sostenibile
  • rafforzare gli attori locali per sviluppare un contesto competitivo che favorisca la crescita e lo sviluppo della comunità locale
  • apportare conoscenza del mercato (se già presente nel territorio oggetto dell’intervento)
  • apportare disponibilità di risorse economiche da investire.

Il contributo che può offrire l’ONG in un progetto di cooperazione:

  • fornire competenze su temi specifici
  • fare da connettore con gli attori locali
  • rappresentare le istanze della comunità locale
  • apportare esperienza pregressa su temi di sviluppo
  • apportare conoscenza del contesto di Cooperazione Internazionale 

Il contributo che può offrire il partner locale in un progetto di cooperazione: 

  • conoscenza del contesto (economico, politico, sociale e culturale ) 
  • conoscenza dei bisogni delle comunità locali e delle migliori opportunità di sviluppo 
  • maggiore consapevolezza di eventuali rischi (anche reputazionali) in cui il progetto può incorrere e possibili soluzioni 
  • facilitazione del superamento di difficoltà legate al contesto

Fare rete nella cooperazione allo sviluppo: la sfida del futuro 

In sintesi fare rete nella cooperazione internazionale per lo sviluppo permette ai partner di risolvere insieme alcuni problemi comuni, attraverso un continuo scambio e condivisione delle conoscenze. 

Applicare questo modello sembra essere, dunque, la chiave necessaria per raggiungere in maniera efficace gli obiettivi prefissati dall’Organizzazione delle Nazioni Unite, il 25 settembre 2015, con l’agenda 2030 per lo sviluppo. 

Tale agenda è, infatti, costituita da 17 Obiettivi per lo Sviluppo SostenibileSustainable Development Goals, SDGs– inquadrati all’interno di un programma d’azione più vasto costituito da 169 target o traguardi.

I 17 goals fanno riferimento ad un insieme di questioni importanti per la società e mirano a porre fine alla povertà, a lottare l‘ineguaglianza, ad affrontare i cambiamenti climatici, a costruire società pacifiche che rispettino i diritti umani.

La cooperazione di rete tra più soggetti, comprese le imprese,  quindi, è oggi una delle grandi sfide  che aspetta il mondo sociale e politico.  

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