In un mondo di forti disuguaglianze sociali e precarietà anche per le imprese è necessario pensare ad un nuovo modello economico per il futuro: il capitalismo sociale.

Investimenti ad impatto sociale, benessere collettivo, innovazione di sistema. In due parole: capitalismo sociale. Il futuro parte da qui.

In un momento storico difficile come quello che stiamo vivendo ed in cui sussistono sempre più disuguaglianze sociali ed economiche, anche le imprese devono cambiare rotta. Parola d’ordine? Migliorare l’immagine attuale del business mondiale, caratterizzata da precarietà e da un malcontento popolare sempre più diffuso. È tempo, quindi, che il capitalismo dei profitti, così come lo conosciamo, lasci spazio ad un nuovo modello economico di sviluppo.

Dai profitti economici al capitale sociale

Il sistema economico capitalista è, infatti, da molto tempo messo in discussione.

Il capitalismo, nella sua accezione classica del termine, ha indicato il sorgere di una società sempre più dominata da profitti monetari e caratterizzata dalla proprietà privata dei mezzi di produzione, dalla libertà di iniziativa economica e dalla prevalenza del lavoro dipendente organizzato.

Nel 1970, Milton Friedman, premio Nobel per l’economia, affidava al capitalismo un’unica missione: quella di aumentare i profitti economici delle imprese.

Inutile dire che, la conseguenza di questa visione, nel lungo periodo, è stata la fine della produzione di risultati davvero desiderabili per milioni di persone. Sempre più imprese hanno pensato più all’utile da guadagnare che al benessere della forza lavoro e della società in generale.

Oggi, però, ci troviamo di fronte all’inizio di quella che sembra essere un’innovazione, in cui prevale la necessità di attuare approcci etici di sostenibilità al sistema sociale.

Il manifesto del Business roundtable

Che siamo sempre più di fronte ad una nuova tendenza, ne è sicuramente la prova il nuovo manifesto della Business Roundtable. L’organizzazione composta da 181 delegati di imprese di calibro mondiale, nell’Agosto 2019, ha, infatti, sottoscritto un nuovo documento, nel quale viene espressa la convinzione che «il sistema di libero mercato sia il miglior modo per generare buoni posti di lavoro, una robusta e sostenibile economia, un ambiente in salute e opportunità economiche per tutti».

In questo contesto i colossi della Roundtable hanno manifestato la volontà di investire nei loro dipendenti, proteggere l’ambiente, comportarsi correttamente ed eticamente con i fornitori, concentrarsi sulla qualità dei prodotti e dei servizi offerti e creare valore di lungo termine per gli azionisti. 

In poche parole si è dato assenso ad un nuovo modello di capitalismo, meno incentrato sul denaro.

La presa di posizione dei colossi americani ha mostrato, quindi, un cambiamento in atto nel modo di fare impresa, sempre più orientata, al capitalismo etico – sociale, inteso come chiave per il futuro di un mondo migliore.

L’espansione delle imprese benefit

Una nuova sfida si profila, quindi, all’orizzonte e vede sempre più la nascita delle cosiddette B corp (benefit corporation), aziende che hanno come obiettivo principale non solo il profitto economico, ma anche e soprattutto il benessere delle comunità.

Nel mondo le imprese benefit sono circa 12.000, un numero questo che potrebbe crescere inesorabilmente con gli anni a venire.

Diverse aziende hanno, infatti, già approvato misure, come gli aumenti di salario per i propri dipendenti e si sono schierate su diverse questioni sociali o ambientali, dando attenzione così investimenti sostenibili. 

Perchè, quindi, puntare al capitalismo sociale? L’esperimento di Hedblom, Hickman e John List

Secondo diversi studiosi del settore, il capitalismo sociale apporterà numerosi benefici alle imprese. Esse non solo saranno premiate nel lungo periodo da consumatori più sensibili, ma riusciranno anche ad attirare lavoratori più motivati e produttivi.

Interessante a tal proposito è uno studio “Research Toward an Understanding of Corporate Social Responsibility: Theory and Field Experimental Evidence” condotto da Daniel Hedblom, Brent Hickamn, e John List, pubblicato nel settembre 2019, sul National Bureau of Economic. Nello stesso gli autori hanno riportato i risultati di un esperimento da loro condotto. 

I tre, infatti, hanno inviato, annunci di lavoro in maniera casuale in alcune delle principali città americane. Gli annunci differivano tra loro per salario e tipo di attività.

In alcuni casi, l’impresa veniva descritta come una fornitrice di servizi per una multinazionale, mentre in altri, come associata ad un’organizzazione no-profit che forniva servizi per progetti ad alto impatto sociale.

I risultati hanno dimostrato che i lavoratori impegnati per la versione no-profit dell’impresa producevano un risultato qualitativamente migliore, mostrando una maggiore produttività del lavoro.

Il business sociale secondo Muhammad Yuhus 

È  chiaro quindi che il modello classico capitalista basato sulla visione di Friedman sia ormai arrivato ad una svolta e che necessiti di un cambiamento.

E di questo ne è convinto anche Muhammad Yunus, inventore del microcredito. In un’intervista rilasciata a lEspresso, Yunus ha, infatti, dichiarato che “finora il capitalismo è stato interpretato in maniera sbagliata“e che “ne esistono due tipi: quello individualista, spinto dall’egoismo e quello sociale, che consente di guadagnare, ma risolve anche i problemi del mondo”. I due modelli possono, invece, creare business sociale e quindi essere realizzati entrambi contemporaneamente.

La mission di Eud Foundation: il capitalismo sociale innovativo 

Oggi, dunque, sempre più si parla di economia di comunione che coinvolge imprenditori, lavoratori, consumatori, studiosi, operatori economici, tutti impegnati, a vari livelli, a promuovere una cultura economica improntata alla comunione, alla reciprocità, proponendo uno stile di vita alternativo a quello dominante nel sistema capitalistico.

Anche Eud Foundation crede nel Capitalismo sociale innovativo, un approccio basato sulla creazione di un sistema di investimenti ad impatto sociale, a sostegno di progetti innovativi nel campo del benessere, dell’inclusione sociale, della salvaguardia della stessa economia di mercato e necessari per combattere le disuguaglianze sociali e garantire un futuro sostenibile al mondo.

Nel suo quadro di azione, la Fondazione, in collaborazione con un membro attivo della sua organizzazione, AVERING, ha avviato un’iniziativa “OpenLab” incentrata sulla creazione, gestione e finanziamento di un acceleratore di progetti e iniziative che puntano a miglioramenti sociali di lungo termine. 

Nell’ottica di capitalismo sociale, rientra anche il recente progetto di Eud Foundation a favore dell’Honduras, con il quale la fondazione si è impegnata a sostenere i governi locali, finanziando progetti e programmi educativi e di edilizia sociale per le famiglie che vivono in condizioni ad altro rischio. 

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